Artiglio del diavolo e olio di arnica come potenti antinfiammatori: solo mito o c’è del vero?

artiglio del diavolo

Artiglio del diavolo e olio di arnica come potenti antinfiammatori: solo mito o c’è del vero?

L’olio di arnica e l’artiglio del diavolo come potenti antinfiammatori: solo mito o c’è del vero? Queste due specie vegetali nel corso della storia si sono conquistate una fama di ottime alleate nel trattamento di dolori muscolari e articolari, al punto da essere utilizzate in fitoterapia per la preparazione di rimedi naturali finalizzati alla cura degli stati dolorosi e non solo. Scopriamone le caratteristiche principali.

 

L’arnica

 

Iniziamo a parlare dell’arnica (Arnica montana), un’erba medicinale facente parte della famiglia delle Asteraceae. L’arnica è facilmente riconoscibile per le sue infiorescenze di colore giallo e arancio (proprio i fiori sono la parte utilizzata in fitoterapia) e per le caratteristiche foglie lanceolate. Essa è una varietà erbacea perenne che cresce in maniera spontanea nelle zone montane (da qui la sua definizione di arnica montana) ad un’altitudine compresa tra i 500 ed i 2.500 metri. Reperibile anche nel nostro Paese, l’arnica è una specie protetta e per quanto concerne il suo uso su larga scala proprio per questo motivo viene affiancata ad altri tipi di arnica.

 

La crema di arnica è una delle preparazioni erboristiche più gettonate nella farmacia galenica. Il farmacista può utilizzare la tintura di arnica come ingrediente per la crema nel trattamento di contusioni, dolori muscolari e articolari. I suoi effetti sono concreti se si pensa che viene considerata pressoché unanimemente il miglior rimedio naturale in caso di contusioni, ecchimosi e slogature.

 

Gli stessi benefici vengono apportati dall’olio di arnica, risultato della macerazione dei fiori di arnica montana, raccolti in piena estate, in un olio vegetale. Ma come si prepara l’olio di arnica? Mettendo i capolini essiccati dell’arnica in un barattolo di vetro, che poi va riempito per tre quarti. Il contenitore viene successivamente riempito con l’olio di mandorle dolci e conservato per circa un mese in un luogo fresco e al riparo dalla luce. Terminata questa fase di macerazione, avviene il filtraggio dell’olio con l’aiuto di un colino. Dal momento che tutte le sostanze terapeutiche si concentrano nei capolini, è bene fare pressione su di essi con un cucchiaio. Coloro che puntano a ottenere un olio purissimo possono procedere ad un secondo filtraggio con una garza di cotone in modo da catturare le ultime impurità. Il metodo di applicazione varia: si può decidere di versare poche gocce dell’olio di arnica sulla zona interessata o scegliere di diluirlo ulteriormente in un olio da massaggio.

 

Come detto, l’arnica viene impiegata anche per il trattamento di altre problematiche: sempre sotto forma di tintura, infatti, si impiega nella cura dell’acne, facendo attenzione però che non entri a contatto con le mucose. I principi attivi contenuti nell’arnica (flavonoidi, polisaccaridi, mucillagini, fitosteroli) le conferiscono proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche, antidolorifiche, stimolanti la circolazione e antisettiche.

 

L’arnica può essere anche utilizzata in presenza di flebiti superficiali, lombosciatalgia (il classico colpo della strega), vene varicose, edemi da frattura, emorroidi, infiammazioni della pelle e punture di insetto. In ogni caso bisogna ricordare che dev’essere utilizzata esclusivamente per via esterna. Se ingerita l’arnica può infatti provocare disturbi al fegato, gastriti, nausea, vomito, enterocoliti, cefalea, ipotensione arteriosa e palpitazioni. Dati di letteratura suggeriscono inoltre la possibilità che nei soggetti più sensibili causi dermatite da contatto. Creme e pomate non devono essere applicate sulla cute lesionata o in caso di dermatite. Il suo impiego è sconsigliato in gravidanza e durante l’allattamento. Non si è a conoscenza di interazioni con farmaci o altre piante.

 

L’artiglio del diavolo

 

Parliamo adesso dell’artiglio del diavolo, nome comune dell’Harpagophytum procumbens, pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, originaria dell’Africa Meridionale. La parte della pianta utilizzata in fitoterapia corrisponde alla radice: essa viene impiegata da secoli in particolare dalle popolazioni africane per la preparazione di rimedi naturali per la cura di problemi riguardanti le ossa e le articolazioni. Ma da cosa deriva questo nome così inquietante? Tutto ha a che fare con il suo aspetto: l’artiglio del diavolo oltre a caratterizzarsi per le sue foglie carnose, i fiori di colore violaceo e i frutti legnosi, è riconoscibile infatti dalla presenza di protuberanze che ricordano degli uncini o degli artigli.

 

All’artiglio del diavolo vengono attribuite soprattutto proprietà antinfiammatorie e analgesiche, nonché antipiretiche in caso di febbre. Nel caso in cui si soffra di ulcere gastriche o duodenali il suo uso interno è controindicato, così come ne viene sconsigliato l’uso in gravidanza. Tra i vari utilizzi dell’artiglio del diavolo vi sono quelli che lo vedono impiegato come rimedio naturale per il trattamento di infiammazioni, mal di schiena, tendinite, artrite, mal di testa e dolori cervicali.

 

Disponibile in commercio sotto varie forme, l’artiglio del diavolo può essere reperito come tintura o mediante compresse fitoterapiche che lo contengono come principio attivo. Viene adoperato nelle farmacie galeniche anche per la preparazione di pomate erboristiche per uso topico in associazione proprio all’arnica montana. La combinazione tra le due piante crea una sinergia positiva per la cura di dolori muscolari, articolari e contusioni volta a sfruttare le proprietà antinfiammatorie e antiedematose dell’arnica e quelle analgesiche e miorilassanti dell’artiglio del diavolo.