Gastroprotettori, l’uso eccessivo degli inibitori di pompa protonica nel mirino: la stretta della Campania

Gastroprotettori, l’uso eccessivo degli inibitori di pompa protonica nel mirino: la stretta della Campania

I gastroprotettori – gli inibitori di pompa protonica – sono tra i farmaci più prescritti in Italia. Per molti sono diventati un’abitudine quotidiana, spesso assunti “per sicurezza”. Ma un recente avviso della Regione Campania richiama l’attenzione su un dato allarmante: circa il 73% delle prescrizioni non ha una reale indicazione clinica e deriva da una prevenzione impropria, priva di basi scientifiche.

 

Un’abitudine che può fare male

 

L’efficacia degli IPP non è in discussione quando vengono utilizzati per patologie specifiche come ulcere, esofagiti gravi o per le terapie contro l’Helicobacter pylori. Il problema emerge quando il trattamento si protrae senza motivo. L’uso a lungo termine è infatti associato a un aumento significativo di effetti collaterali: allergie più frequenti, peggior assorbimento di nutrienti fondamentali, rischio più alto di fratture, disturbi della memoria, alterazioni del microbiota e infezioni ricorrenti. Anche l’eventuale aumento del rischio tumorale è oggetto di studi che invitano alla prudenza.

 

La stretta della Regione Campania

 

Per limitare l’abuso, la Regione Campania ha introdotto nuove regole che restringono le condizioni in cui questi farmaci possono essere prescritti. La nota diffusa chiarisce che i gastroprotettori sono giustificati soltanto nei pazienti che assumono farmaci considerati gastrolesivi, come gli antinfiammatori non steroidei, quando è presente un elevato rischio di complicanze gastrointestinali o quando la protezione gastrica è richiesta da specifiche terapie ad alto impatto sullo stomaco.

 

Per le modalità e la durata del trattamento, invece, l’uso deve essere temporaneo e limitato alle dosi minime efficaci nei casi di reflusso o dispepsia funzionale, mentre una terapia più prolungata è ammessa solo in presenza di patologie come l’ulcera gastrica o duodenale, l’esofagite severa o la malattia di Zollinger-Ellison. Anche il trattamento dell’Helicobacter pylori deve rispettare protocolli specifici e non può essere prolungato arbitrariamente. L’obiettivo di queste limitazioni non è ridurre in modo indiscriminato le prescrizioni, bensì riportarle entro criteri clinici appropriati.

 

Perché si è arrivati a questo punto?

 

La diffusione dell’abuso nasce da una miscela di abitudini, eccessiva prudenza e scarsa informazione. Per anni questi farmaci sono stati percepiti come totalmente innocui, trasformandosi in una sorta di “scudo” universale usato anche quando non serve. Ma prevenire non significa assumere medicine a priori: significa valutarne l’utilità caso per caso.

 

Il messaggio più importante rimane uno: evitare il fai-da-te. Parlare con il medico è il modo più sicuro per capire quando i gastroprotettori servono davvero e quando, invece, diventano un rischio inutile.

 

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