Influenza K, l’allerta dell’ISS e i falsi miti da sfatare

Influenza K, l’allerta dell’ISS e i falsi miti da sfatare

La stagione influenzale è entrata nella fase più delicata. Dopo una breve flessione legata alle festività natalizie, dovuta alla riduzione delle visite mediche e alla chiusura delle scuole, la curva dei contagi è destinata a risalire. Con la riapertura dopo la Befana, secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), l’Italia si avvicina al picco dell’influenza, trainata dalla diffusione del ceppo H3N2, la cosiddetta variante K.

 

I dati confermano una circolazione ancora intensa del virus. Nell’ultima settimana di dicembre l’incidenza è scesa a 14,5 casi ogni 1.000 assistiti rispetto ai 17,1 della settimana precedente, ma si tratta di un calo solo apparente. In sette giorni sono stati stimati circa 820mila nuovi casi, per un totale stagionale di oltre 6,7 milioni. I più colpiti restano i bambini tra 0 e 4 anni, con quasi 39 casi ogni 1.000 assistiti.

 

Per i medici sul territorio il messaggio è chiaro: l’influenza K non va sottovalutata. Febbre, dolori muscolari, stanchezza intensa e disturbi respiratori stanno costringendo molte persone a casa. «Il virus circola in modo molto intenso», spiegano i professionisti, ricordando che definirla “solo un’influenza” può essere fuorviante, soprattutto per anziani e soggetti fragili.

 

La variante K e lo scenario internazionale

 

A complicare la stagione è la predominanza della variante K, una mutazione del ceppo H3N2 diffusasi rapidamente nell’emisfero settentrionale. Dopo una stagione precoce e particolarmente dura in Giappone, il virus sta mettendo sotto pressione anche Regno Unito e Stati Uniti. A New York si è registrato un record di casi e ricoveri settimanali, mentre a livello nazionale contagi, ospedalizzazioni e decessi sono in aumento.

 

Il quadro internazionale rafforza l’attenzione anche in Italia, dove l’ISS monitora l’andamento attraverso il sistema di sorveglianza RespiVirNet. Il sistema consente di stimare il peso dei diversi virus respiratori in circolazione, dall’influenza al Covid-19, fino al virus respiratorio sinciziale.

 

Sintomi respiratori: non è sempre influenza

 

Avere tosse, raffreddore o febbre non significa automaticamente avere l’influenza. In inverno circolano diversi agenti patogeni, favoriti dalla permanenza in ambienti chiusi e affollati. Solo una parte delle infezioni respiratorie acute è causata dal virus influenzale, rendendo fondamentale la valutazione del medico.

 

Prevenzione: vaccino e buone abitudini

 

La vaccinazione antinfluenzale resta lo strumento più efficace per ridurre il rischio di malattia grave, complicanze e ricoveri. È raccomandata soprattutto a anziani, fragili, operatori sanitari e caregiver, ma può essere utile anche al resto della popolazione. Poiché i virus mutano rapidamente, il vaccino va aggiornato ogni anno e una copertura elevata aiuta a contenere l’impatto sul sistema sanitario.

 

Accanto al vaccino restano valide alcune regole di prevenzione: lavarsi spesso le mani, curare l’igiene respiratoria, arieggiare i locali, evitare contatti stretti in presenza di sintomi e restare a casa nei primi giorni di febbre.

 

Le fake news più diffuse: antibiotici e tamponi

 

Tra i chiarimenti più importanti dell’ISS c’è quello sugli antibiotici: non curano né l’influenza né il Covid-19. Agiscono solo contro i batteri e il loro uso improprio è inutile e dannoso, perché favorisce la resistenza batterica. Quanto ai tamponi, oggi non esistono obblighi generalizzati come durante la pandemia. Effettuarli può essere utile in casi selezionati, ma sempre dopo il parere del medico.

 

Quando aspettarsi il picco

 

Il picco delle infezioni respiratorie stagionali si verifica di solito tra fine dicembre e fine febbraio. Anche quest’anno il rallentamento natalizio è destinato a essere temporaneo, con una nuova crescita nelle prossime settimane. Gli esperti avvertono però che, anche dopo il picco, i contagi diminuiscono gradualmente e non in modo brusco.

 

In un inverno segnato dalla variante K, l’ISS invita a informarsi da fonti affidabili, evitare cure fai-da-te e adottare comportamenti responsabili. L’influenza K non è banale e, se sottovalutata, può avere conseguenze serie per le persone più vulnerabili.

 

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