Aderenza terapeutica: quando seguire le cure diventa una sfida quotidiana

Aderenza terapeutica: quando seguire le cure diventa una sfida quotidiana

In Italia l’aderenza terapeutica non è affatto scontata: solo un paziente su due rispetta con continuità le indicazioni ricevute dal medico. Il resto della popolazione si muove in un’area grigia fatta di interruzioni occasionali (35,6%), dimenticanze più frequenti (11,5%) e, in una minoranza residuale (1,5%), totale assenza di regolarità. È quanto emerge da un’indagine civica condotta su centinaia di pazienti e rappresentanti delle loro associazioni, insieme a oltre duemila professionisti sanitari.

Aderenza terapeutica: chi non la rispetta

 

Il ritratto di chi fatica ad aderire alle cure è caratterizzato da fragilità sociali e sanitarie: anziani, persone sole, con scarso supporto familiare e un livello socio-culturale basso. A complicare il quadro interviene spesso la comorbidità, cioè la presenza simultanea di più patologie, che rende più complesso gestire terapie, orari e prescrizioni.

 

Secondo gli esperti, affrontare il problema richiede un duplice approccio: personalizzazione e interventi strutturali. Da un lato è necessario costruire percorsi di cura vicini al cittadino, coordinati e potenziati da strumenti digitali; dall’altro serve tempo, quello che i professionisti possono dedicare ai pazienti e ai caregiver, fondamentali nel sostegno quotidiano. Non si tratta solo di migliorare l’efficacia delle terapie: la scarsa aderenza comporta anche un impatto economico stimato in circa due miliardi di euro l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale.

 

Le ragioni che spingono i pazienti a interrompere o trascurare le cure sono soprattutto psicologiche e percettive. La sensazione di dipendere da un farmaco pesa sul 28,3% del campione, mentre mancanza di motivazione o semplice pigrizia influenzano il 20,8%. A queste si aggiunge un altro fattore significativo: il 20,2% non percepisce di essere realmente in pericolo, e quindi non sente la necessità di una continuità terapeutica.

 

Le associazioni dei pazienti individuano alcune priorità per invertire la tendenza: una comunicazione più efficace tra medico e paziente, un coinvolgimento stabile delle associazioni nei percorsi di cura, un’educazione terapeutica diffusa e una formazione adeguata per caregiver e volontari. Elementi che, secondo molti pazienti, dovrebbero integrarsi con un accompagnamento personalizzato, una relazione più continua con il medico e strumenti pratici per gestire la terapia nella vita di tutti i giorni.

 

L’aderenza terapeutica non è quindi solo una questione di farmaci: è un tema che tocca relazione, informazione, organizzazione e supporto umano. Migliorarla significa non solo curare meglio, ma anche costruire un sistema sanitario più vicino alle reali condizioni di vita delle persone.

 

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