Farmaci per lo stomaco e reflusso, Aifa cambia le regole: meno abitudini, più appropriatezza
Gli inibitori di pompa protonica, noti farmaci contro acidità e reflusso, entrano in una nuova fase di utilizzo più controllato. L’Aifa ha infatti aggiornato e unificato le precedenti indicazioni sulla loro prescrizione, con l’intento di renderne l’uso più mirato, più sicuro e realmente necessario nei casi in cui servono davvero.
Si tratta di medicinali diffusissimi – come omeprazolo, pantoprazolo ed esomeprazolo – spesso assunti per lunghi periodi, talvolta anche quando il disturbo iniziale è ormai risolto. Proprio questo uso prolungato e talvolta “automatico” è uno dei punti su cui l’Aifa ha deciso di intervenire, chiedendo ai medici di rivalutare con maggiore attenzione le terapie nel tempo.
Terapie sì, ma con rivalutazione
Le nuove indicazioni non tolgono spazio agli IPP quando sono davvero utili, ma invitano a non considerarli una soluzione permanente per ogni fastidio gastrico. Nel caso del reflusso gastroesofageo, per esempio, la terapia deve essere inizialmente limitata e seguita da una verifica clinica. Solo chi ha disturbi che tornano spesso o complicanze documentate dovrebbe proseguire il trattamento a lungo termine, e sempre con la dose più bassa efficace.
Un’attenzione particolare è riservata anche a chi assume farmaci che possono irritare lo stomaco, come antinfiammatori, anticoagulanti o terapie antiaggreganti. In queste situazioni la protezione gastrica resta importante, ma la rimborsabilità è legata alla presenza di fattori di rischio ben definiti, come l’età avanzata o una precedente ulcera. L’idea di fondo è proteggere chi ne ha realmente bisogno, evitando trattamenti preventivi generalizzati.
Restano naturalmente indicazioni precise nei casi di ulcera attiva o durante le terapie per eliminare l’Helicobacter pylori, il batterio responsabile di molte gastriti e ulcere. Anche qui, però, la parola chiave è durata appropriata: una volta concluso il ciclo necessario, il farmaco dovrebbe essere sospeso se non ci sono altre ragioni per continuarlo.
I rischi di un uso troppo lungo
L’Aifa richiama inoltre l’attenzione sui possibili effetti indesiderati legati a un uso molto prolungato e non giustificato. Negli ultimi anni diversi studi hanno segnalato associazioni con infezioni intestinali, carenze vitaminiche e minerali, problemi renali e un possibile aumento del rischio di fratture. Non si tratta di allarmismi, ma di elementi che rendono ancora più importante evitare terapie senza una chiara indicazione.
La revisione è frutto di un lavoro condiviso tra l’Agenzia, i medici di medicina generale, gli specialisti e le società scientifiche dell’area gastroenterologica. Un confronto ampio che punta a coniugare qualità delle cure e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, in un ambito dove i numeri delle prescrizioni sono da anni molto elevati.
Accanto al ruolo dei medici, diventa centrale anche quello dei pazienti. L’invito è a non considerare questi farmaci come rimedi da assumere in autonomia per periodi indefiniti, ma a parlarne con il proprio medico per capire quando è il momento di ridurre o sospendere la terapia. Le nuove regole diventeranno, infine, operative con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.