Mal di testa cronico, la svolta dei nuovi farmaci: dimezzati gli attacchi e la disabilità

Mal di testa cronico, la svolta dei nuovi farmaci: dimezzati gli attacchi e la disabilità

Per chi ne soffre non è un semplice mal di testa. È un dolore violento, pulsante, spesso accompagnato da nausea, vomito e da un’intolleranza totale alla luce e ai rumori. Un disturbo che non si limita a colpire la testa, ma invade ogni aspetto della vita: lavoro, relazioni, tempo libero. L’emicrania cronica, definita da almeno 15 giorni di cefalea al mese, rappresenta una delle patologie neurologiche più invalidanti e sottovalutate.

 

Oggi, però, qualcosa sta cambiando. I nuovi farmaci preventivi stanno riscrivendo la storia clinica dell’emicrania, offrendo a molti pazienti la possibilità concreta di tornare a una quotidianità normale. Tra questi, l’anticorpo monoclonale anti-CGRP fremanezumab si conferma uno dei protagonisti più promettenti.

 

I dati italiani: meno attacchi, meno disabilità

 

Dall’European Headache Congress di Lisbona arrivano risultati che parlano chiaro. I dati dello studio internazionale PEARL, che ha coinvolto 354 pazienti italiani con emicrania cronica o episodica ad alta frequenza, mostrano un impatto clinico rilevante dopo un anno di trattamento.

 

Tre pazienti su quattro hanno registrato una riduzione di almeno il 50% della disabilità legata all’emicrania. Un risultato che va oltre il semplice conteggio dei giorni di mal di testa: significa maggiore autonomia, più continuità lavorativa e una vita sociale meno sacrificata.

 

Ancora più significativo il dato sui pazienti con emicrania cronica: oltre la metà ha ridotto i giorni di attacco a meno di sette al mese, uscendo di fatto dalla condizione di cronicità.

 

Non solo dolore: l’impatto sulla vita quotidiana

 

Il mal di testa da emicrania influenza profondamente la capacità di lavorare, socializzare e svolgere anche le attività più semplici: ridurre la frequenza degli attacchi significa restituire tempo, energie e progettualità a persone che per anni hanno vissuto con forti limitazioni. L’efficacia di fremanezumab non si ferma al controllo del dolore. Studi precedenti indicano benefici anche sul benessere psicologico, un aspetto cruciale se si considera che ansia e depressione sono frequenti tra chi soffre di emicrania.

 

Secondo i neurologi, circa un quarto dei pazienti con emicrania presenta sintomi ansioso-depressivi. “È fondamentale prendere in carico il paziente nella sua globalità”, spiega Gabriella Egeo, neurologa dell’Irccs San Raffaele di Roma. “Trattare l’emicrania ignorando il disagio psicologico significa lasciare incompleto il percorso di cura”.

 

Ridurre gli attacchi, infatti, non solo allevia il dolore fisico, ma può interrompere il circolo vizioso tra cefalea, paura del prossimo episodio e isolamento sociale.

 

Farmaci innovativi, ma lo stile di vita conta

 

Gli specialisti sono concordi: le nuove terapie rappresentano una svolta, ma non sono una bacchetta magica. Anche davanti a trattamenti così efficaci, non bisogna dimenticare l’importanza dello stile di vita. Alimentazione equilibrata, sonno regolare e attività fisica costante restano pilastri fondamentali della prevenzione.

 

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