Malattie rare, Italia al top ma restano le differenze regionali. Il ruolo della galenica

Malattie rare, Italia al top ma restano le differenze regionali. Il ruolo della galenica

Disponibilità di centri specializzati, accesso ai farmaci e diagnosi precoce collocano l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore capacità di rispondere ai bisogni delle persone affette da malattie rare. Dietro i risultati positivi, tuttavia, rimangono criticità importanti: dai ritardi nell’attuazione dei provvedimenti alle profonde differenze regionali nell’accesso ai servizi e alle cure. E’ quanto emerge dal XII Rapporto MonitoRare, presentato a Roma da Uniamo – Federazione Italiana Malattie Rare.

Oltre due milioni di italiani con una malattia rara

 

In Italia oltre due milioni di persone convivono con una malattia rara. Il Paese è ai primi posti per l’accesso ai farmaci: dei 147 medicinali orfani autorizzati dall’Agenzia Europea dei Medicinali, 140, pari al 95,2%, sono disponibili sul territorio nazionale. Qui assume particolare importanza anche la galenica, che consente di allestire medicinali personalizzati quando dosaggi e formulazioni industriali non rispondono alle specifiche esigenze del paziente. Una risorsa particolarmente importante nelle malattie rare e in ambito pediatrico.

Tra i dati positivi figura anche lo screening neonatale esteso per 49 patologie, che nel 2024 ha permesso di individuare precocemente 1.300 bambini. Crescono inoltre i Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali, arrivati complessivamente a 361.

Il nodo delle differenze regionali

 

Restano però forti differenze territoriali. L’Italia conta 275 centri di riferimento, ma la loro distribuzione varia da 1,5 a 9,6 centri per milione di abitanti a seconda delle regioni. Quasi due terzi dei centri italiani appartenenti alle Reti di riferimento europee si trovano inoltre al Nord. Le conseguenze emergono nella mobilità sanitaria: il 18% dei malati rari è costretto a curarsi fuori regione, percentuale che sale al 24% tra i minori.

Valorizzare la galenica e la rete territoriale delle farmacie può contribuire a migliorare la personalizzazione e la continuità delle terapie, pur senza sostituire il ruolo fondamentale dei centri specialistici.

Ritardi e costi crescenti per le famiglie

 

Tra le criticità segnalate dal rapporto figurano anche i ritardi nell’ampliamento dello screening neonatale e nell’aggiornamento del nomenclatore per l’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Anche a causa di questi ritardi, la spesa diretta sostenuta dalle famiglie è aumentata di 9 miliardi di euro in dieci anni. La sfida per il futuro sarà quindi garantire non soltanto la disponibilità dei farmaci, ma un accesso uniforme e realmente appropriato alle terapie, indipendentemente dalla regione di residenza e dalle caratteristiche del paziente.

In questa prospettiva, la galenica rappresenta una risorsa strategica, grazie alla possibilità di personalizzare dosaggi e formulazioni e di rispondere a esigenze terapeutiche che i medicinali industriali non sempre riescono a soddisfare.

 

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