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Aderenza terapeutica: strumento di cura fondamentale. Ma da migliorare

Aderenza terapeutica: strumento di cura fondamentale. Ma da migliorare

Rispettare le indicazioni di medici e infermieri rispetto a tempi, dosi e frequenza nell’assunzione dei farmaci. Dunque, le raccomandazioni e le istruzioni riguardo a un trattamento o un piano terapeutico. Questo, in sintesi, il significato di ciò che l’Aifa definisce “aderenza terapeutica”. L’Agenzia Italiana del Farmaco sottolinea che “la scarsa aderenza alle prescrizioni del medico è la principale causa di non efficacia delle terapie farmacologiche”. Con tutte le complicazioni che ne conseguono. A essere più esposti ai rischi di una mancata aderenza alle terapie sono gli anziani, soprattutto quando sono costretti ad affrontare contemporaneamente più patologie.

 

Cos’è l’aderenza terapeutica

 

Per definire ancora meglio l’aderenza terapeutica ci affidiamo alle parole usate dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), che la definisce “il grado in cui il comportamento di una persona corrisponde alle raccomandazioni concordate con gli operatori sanitari”. Discorso che vale “nell’assunzione di farmaci, in una specifica dieta o in un determinato stile di vita”. Insomma, l’aderenza terapeutica assume un ruolo determinante per il successo di un trattamento medico o di una terapia. E quando un paziente segue in maniera corretta le prescrizioni del medico ha maggiori probabilità di ottenere risultati positivi. In questo contesto, un’altra figura chiave è quella del farmacista, poiché in genere la farmacia è il primo presidio cui i malati si rivolgono per risolvere un dubbio circa la propria terapia.

Perché l’aderenza terapeutica è così importante

 

Migliorare l’aderenza terapeutica è uno degli obiettivi primari, in quanto un mancato rispetto delle raccomandazioni porta a complicanze non volute ed evitabili. Non solo un conseguente aumento di costi legati all’aggravarsi di una sintomatologia, ma talvolta anche una prognosi peggiore, l’ospedalizzazione e perfino la morte. Ecco i motivi per cui l’aderenza alle terapie è fondamentale. Tutto, però, dipende dalla scrupolosità del paziente. E i dati, come evidenziato dall’Aifa, non sono incoraggianti. Ad esempio, dal Rapporto OsMed 2013 è emerso che “poco più della metà dei pazienti (55,1%) affetti da ipertensione arteriosa assume il trattamento antipertensivo con continuità”. Inoltre, “recenti studi osservazionali rivelano che quasi il 50% dei pazienti in trattamento con antidepressivi sospende il trattamento nei primi tre mesi di terapia ed oltre il 70% nei primi sei mesi”. I valori più bassi si registrano nel Sud Italia.

 

I quattro motivi che rendono l’aderenza terapeutica necessaria:

 

1) Minor rischio di ospedalizzazione

 

2) Minori complicanze associate alla malattia

 

3) Maggiore sicurezza ed efficacia dei trattamenti

 

4) Riduzione dei costi per le terapie

Le criticità e le possibili soluzioni

 

“L’Italia – ricorda l’Aifa – è al secondo posto in Europa per indice di vecchiaia”. Di conseguenza, affiancare gli anziani diventa operazione imprescindibile affinché una terapia dia i risultati sperati. Ma quali sono le difficoltà cui vanno incontro specialmente le persone della terza età? Dai problemi di natura economici (sì, purtroppo non tutti possono permettersi medicinali e cure) a uno scarso feeling col personale sanitario (la fiducia nel proprio medico di base non deve mai venire a mancare), fino alla complessità del trattamento da seguire, a un approccio superficiale alla terapia e a quello che è probabilmente l’ostacolo maggiore: la scarsa comprensione dei nuovi sistemi digitali. Non tutti sono al passo con la tecnologia e gli strumenti oggi a disposizione. Una soluzione, pertanto, è aiutare il paziente nel suo percorso di cura attraverso azioni intuitive e di sostegno. Qui entrano in gioco i farmacisti. Come? Ne parleremo nei successivi articoli. Stay tuned.

 

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