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Depressione e ansia post-coronavirus: a rischio anche gli operatori sanitari

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Depressione e ansia post-coronavirus: a rischio anche gli operatori sanitari

Mettere la salute mentale al centro del dibattito. Se non in posizione prioritaria, quanto meno affiancata alla salute fisica. Questo l’appello della Società italiana di psichiatria alle istituzioni, nella consapevolezza che il coronavirus provocherà nelle prossime settimane un’ondata di depressione e ansia post-traumatica riconducibile ai lutti, alla situazione di crisi socio-economica e alla paura sperimentata in questo lungo periodo di confinamento.

 

Ansia e depressione post-coronavirus

 

Il timore espresso dal presidente Sip, Enrico Zanalda, è quello che possa emergere uno scenario simile a quello del 2007, quando la crisi economica portò ad un’impennata dei suicidi. In questo caso la pandemia potrebbe avere degli effetti anche più devastanti, poiché alle difficoltà economiche vanno aggiunte la sofferenza di aver perso persone care e quella di avere visto rivoluzionata la propria esistenza di relazioni nella comunità. In questo senso si evince chiaramente come le persone più fragili siano gli anziani e le persone rimaste sole dopo aver perso un coniuge o un parente a causa della malattia. La famiglia rappresenta una rete di protezione insostituibile: è il luogo in cui si condividono gioie e sofferenze, e si innescano quei meccanismi di difesa fondamentali durante una minaccia globale come questa.

Ansia e depressione post-coronavirus: i rischi per gli operatori sanitari

 

Medici, infermieri, operatori socio-sanitari: proprio chi ha combattuto in prima linea la guerra contro il coronavirus rischia di subire le ripercussioni peggiori a livello di salute mentale una volta che l’ondata di piena sarà alle spalle. Un concetto chiarito da Gioacchino Pagliaro, direttore di Psicologia Ospedaliera Ausl di Bologna, che ha messo in guardia: se nella fase emergenziale, di grande carico per gli ospedali, a sostenere la “resilienza” del personale sanitario sono stati ormoni come adrenalina, noradrenalina e cortisolo, una volta scemato lo stress potrebbero manifestarsi risposte psicologiche di tipo depressivo o ansioso.

Il meccanismo è simile a quello che interviene in seguito ad un lutto: c’è la fase dello shock, il trauma, poi si passa ad organizzare le cose necessarie, ma il crollo vero e proprio avviene a distanza di tempo, quando non c’è più la risposta ormonale massiccia a sorreggere l’umore. Questo è ciò che potrebbe accadere al personale sanitario: occhio dunque a sintomi come stanchezza fisica e irritabilità, tali in alcuni casi da sfociare in un atteggiamento di chiusura capace di sortire disturbi psico-patologici come l’ansia o lo stato ansioso-depressivo.

Serve dunque muoversi per tempo e allestire una risposta adeguata a fornire supporto psicologico a coloro i quali non hanno esitato a sacrificare loro stessi per il bene della comunità.

Numero verde per un supporto psicologico

 

Dal 27 aprile Ministero della Salute e Protezione Civile hanno attivato il numero verde di supporto psicologico 800.833.833, raggiungibile anche dall’estero allo 02.20228733. Saranno inoltre previste modalità di accesso anche per i non udenti.

“È una risposta strutturata e importante messa in atto accanto a tutti gli sforzi della sanità italiana per fronteggiare al meglio la sfida del coronavirus – ha spiegato il ministro della Salute, Roberto Speranza –. In questo momento è fondamentale essere vicini alle persone che hanno bisogno di un sostegno emotivo, dare ascolto alle loro fragilità, affrontare insieme le paure”.

Tutti i giorni, dalle ore 8 alle 24, professionisti specializzati, psicologi, psicoterapeuti e psicoanalisti, risponderanno al telefono alle richieste di aiuto.