Il paziente cronico: un candidato ideale per il deblistering

Il paziente cronico: un candidato ideale per il deblistering

Nella sanità contemporanea uno dei nodi più complessi da affrontare è la gestione del paziente cronico. Si tratta spesso di persone che convivono per anni con più patologie e che devono assumere quotidianamente numerosi farmaci, seguendo schemi terapeutici articolati e soggetti a frequenti modifiche. In questo scenario, l’errore – che si tratti di una dimenticanza, di una dose saltata o di un’assunzione errata – è sempre in agguato.

 

Cos’è il deblistering

 

È qui che entra in gioco una pratica ancora poco conosciuta ma in rapida diffusione: il deblistering. Il termine indica lo sconfezionamento dei medicinali dal loro blister originale e il successivo riconfezionamento in dosi personalizzate, giornaliere o settimanali, sulla base della prescrizione del medico e sotto la supervisione del farmacista.

 

In sostanza, il paziente riceve una confezione “su misura”, pensata per rendere più chiara, sicura e semplice la gestione della terapia. L’obiettivo è evidente: ridurre gli errori, favorire l’aderenza terapeutica e migliorare la qualità della vita di chi deve convivere a lungo con una o più malattie croniche.

 

Perché il paziente cronico è “candidato ideale”

 

Il paziente cronico risulta il candidato ideale per questo servizio proprio per la complessità che caratterizza la sua quotidianità terapeutica. Chi assume cinque, sei o più farmaci al giorno sa bene quanto possa essere difficile ricordare orari, dosaggi e combinazioni corrette. Un sistema di confezionamento personalizzato aiuta a semplificare la routine, evitando confusione e garantendo maggiore sicurezza. Tuttavia, sarebbe ingenuo pensare che la sola semplificazione basti a garantire l’aderenza. L’efficacia del deblistering dipende anche dal coinvolgimento del paziente, dalla sua motivazione e dal supporto del contesto familiare o assistenziale in cui vive.

 

Il servizio di deblistering offre anche un’importante opportunità per le farmacie territoriali, che possono così rafforzare il proprio ruolo di presidio sanitario di prossimità. Il farmacista non è più soltanto un dispensatore di farmaci, ma diventa un alleato attivo nel percorso di cura, capace di seguire il paziente, monitorare la terapia e intervenire in caso di problemi. In alcune regioni, come l’Umbria, il servizio è già disponibile gratuitamente in numerose farmacie, e i primi risultati mostrano un miglioramento dell’aderenza terapeutica e una maggiore soddisfazione da parte dei pazienti e dei caregiver.

 

Le criticità

 

Il quadro non è privo di criticità. In Italia manca ancora una normativa nazionale uniforme che regoli in modo chiaro il deblistering: ogni Regione si muove con proprie regole, sperimentazioni e modelli di rimborso. Inoltre, la sicurezza e la tracciabilità del farmaco restano aspetti cruciali. Sconfezionare un medicinale comporta la responsabilità di conservarlo in modo corretto, proteggendolo da luce, umidità e contaminazioni, e di etichettarlo in modo preciso e leggibile. Non tutte le farmacie dispongono di attrezzature e personale adeguatamente formati per garantire questi standard.

 

Nonostante questi limiti, il deblistering rappresenta un passo significativo verso una sanità più personalizzata e centrata sul paziente. Per i cronici, significa poter contare su un supporto concreto che alleggerisce il peso della gestione quotidiana dei farmaci. Per i farmacisti, è l’occasione di valorizzare il proprio ruolo clinico e di entrare in una relazione più profonda con chi ogni giorno varca la soglia della farmacia.

 

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